Regno Unito: sovrattassa sulla Stamp Duty per i non residenti

Il Governo inglese ha intenzione di aumentare l’imposta di bollo per i non residenti nel Regno Unito. La proposta è di aggiungere l’1% alla SDLT (Stamp Duty Land Tax – Imposta di bollo) per gli acquirenti non residenti britannici che acquistano proprietà residenziali nel Regno Unito. La politica è quella di alleggerire la pressione fiscale sui residenti del Regno Unito che cercano immobili di proprietà. La consultazione pubblica dell’HMRC sulle nuove regole rimane aperta fino al 6 maggio.
Poiché la discussione sull’aumento proposto si è sviluppata nel settore immobiliare e con il Governo, è evidente che alcuni aspetti chiave del regolamento richiedono un’attenzione particolare.

La consultazione propone che l’onere addizionale ricada sugli acquirenti di immobili residenziali che sono persone fisiche non residenti nel Regno Unito, società non britanniche e società britanniche closely-held (con un numero limitato di azionisti), se controllate da non residenti nel Regno Unito. Partnership e trust possono anche esservi soggetti, a seconda dei partecipanti. È difficile capire perché, in termini di linee di condotta, tutte le aziende che intendano acquistare siano state trattate in questo modo, e in particolare perché una società non britannica, widely-held (ad ampia base azionaria), si presume sia “cattiva” ai fini dell’applicazione di queste norme. Chiaramente nessuno, tranne una persona fisica, usa una abitazione allo scopo di abitarvi. Quindi il titolo si soggiorno di un acquirente commerciale, di per sé, non rivela se l’abitazione è destinata all’uso di un soggetto residente nel Regno Unito. Inoltre, poiché l’applicazione della CGT (Capital Gains Tax) per una società non residente britannica che investe in proprietà nel Regno Unito è, dal 6 aprile 2019, simile a quello di una società residente nel Regno Unito, sarebbe strano che la politica relativa alla SDLT appaia discriminante nei confronti delle società non britanniche che intendano investire.

Una conseguenza della proposta è che riguarderà naturalmente molti strumenti di investimento collettivo non residenti nel Regno Unito, che acquistano unità abitative costruite per porle in locazione. Alcuni di tali acquirenti non pagheranno le tariffe residenziali della SDLT, poiché cureranno invece l’acquisto di 6 o più unità residenziali in una singola transazione come acquisizioni di proprietà “commerciali” ai fini della SDLT. Ma per gli acquirenti che chiedono la tariffa residenziale agevolata dei c.d. “condomini multifamiliari” (multiple dwellings relief – MDR), il costo di acquisto aumenterà dell’1% secondo le attuali proposte. Nella consultazione non sono stati suggerite esenzioni dall’applicazione del supplemento dell’1% per i fondi non britannici, sebbene il Governo sia apparentemente sorpreso dal numero di acquirenti che chiedono l’MDR (e quindi verrebbero pertanto penalizzati dal costo aggiuntivo).

Motivata dal desiderio di semplicità, la consultazione prevede che un individuo sarà “non residente nel Regno Unito” se non è presente nel Regno Unito per 183 giorni nei 12 mesi precedenti all’acquisto, nonostante la possibilità di richiedere l’1% se sono presenti qui per 183 giorni durante i 12 mesi successivi all’acquisto. Ciò desta perplessità, dato che si potrebbe supporre che la politica sia quella di gravare coloro che non pagano le imposte dirette del Regno Unito, e quindi non sono “contribuenti” nel Regno Unito. Con questo presupposto, l’approccio ovvio sarebbe quello di allineare il concetto di residenza con il test statale esistente ai fini dell’imposta sul reddito. In caso contrario, potrebbero verificarsi situazioni in cui un acquirente è contribuente del Regno Unito, ma ciò nonostante è “non residente” ai fini dell’addebito dell’1%, al momento dell’acquisto. Inoltre, la consultazione prevede uno sgravio per il personale militare e altri dipendenti della Corona all’estero, proprio perché sarebbe ingiusto onerarli se stanno ancora pagando le tasse del Regno Unito.
Una caratteristica particolarmente severa della normativa proposta è che, nel caso di comproprietari, l’addebito si applica se uno di loro è non residente. Quindi, ad esempio, i coniugi saranno svantaggiati se scelgono un partner non residente britannico. Un approccio più ragionevole sembrerebbe quello di invertire questa regola, per quegli acquirenti con “legami affettivi”. Per altri, come le partnership, perché non consentire che l’addebito si applichi, o meno, a seconda delle circostanze di ciascun comproprietario/ partner?

Il Governo non si è impegnato circa quando intende introdurre la nuova tassa, se non dicendo che sarà contenuta in una futura Legge finanziaria. Speriamo che questo approccio aperto presagisca la volontà di considerare attentamente i risultati della consultazione.

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