Regno Unito: contributi pensionistici e pensione UK – cosa cambia

Molti cittadini italiani che vivono e lavorano o che hanno vissuto e lavorato nel Regno Unito sono preoccupati circa le ultime modifiche legislative al sistema pensionistico britannico.

Dal 6 Aprile 2016 è stata introdotta la “New State Pension”.

Chi raggiungerà l’età pensionabile, 66 anni per gli uomini e 64 per le donne, a partire dal 6 Aprile 2016, per poter ottenere la Full State Pension, pari a £ 159.55 settimanali, avrà bisogno di 35 anni di contributi qualificati.

I contributi sono considerati qualificati se il proprio reddito è pari ad almeno £ 157 a settimana (dal 6 Aprile 2016).

Il lavoratore che dimostra di aver versato contributi qualificati per un minimo di 10 anni puo’ ottenere una pensione calcolata col metodo del pro-rata di questa Full State Pension.

Il calcolo del pro rata si ottiene dividendo £ 159.56 per 35 e moltiplicandolo per il numero di anni di versamenti di contributi qualificati maturati purché non inferiori a 10 anni.

In caso di versamenti inferiori a 10 anni sarà comunque possibile richiedere la liquidazione degli stessi in un’unica soluzione una volta compiuti i 55 anni di età: quindi non si puo’ optare per una pensione ancorché minima.

I contributi previdenziali sono liberamente trasferibili in altri fondi pensione qualificati e riconosciuti dall’HMRC.

Il trasferimento dei fondi tra paesi facenti parte dell’Unione Europea, per cittadini residenti all’interno dell’Unione, sono tax free, mentre il trasferimento in fondi pensione qualificati, riconosciuti dall’HMRC, ma extra-europei sono soggetti ad una ritenuta pari al 25% dell’importo trasferito.

Qualunque trasferimento verso fondi non qualificati e non riconosciuti dall’HMRC comportava l’assoggettamento dell’importo trasferito ad una aliquota pari ad almeno il 40% del valore del trasferimento.

A partire da Aprile 2017 il governo ha introdotto nuove regole, più stringenti, e riguardanti le modalità di trasferimento dei fondi pensione nonché le caratteristiche che i fondi di destinazione devono avere per poter essere considerati qualificati dall’HMRC.

Sul sito dell’HMRC è disponibile una lista recentemente aggiornata dei fondi riconosciuti come qualificati suddivisi per paese di appartenenza.

Ad oggi nessun fondo italiano o francese risulta più essere in tale lista.

Il motivo di tale depennamento è dovuto al non rispetto di quelli che sono i nuovi criteri dell’HMRC.

Più nello specifico, i fondi Italiani e Francesi non rispettano il vincolo di rendere tali fondi indisponibili fino al raggiungimento del 55esimo anno d’età del beneficiario.

Di recente l’HMRC ha diffuso un policy paper indirizzato a tutti i gestori dei fondi elencati nelle sue liste con le linee guida da seguire in caso di trasferimento di fondi previdenziali.

Tali direttive prevedono una sanzione a carico del fondo ed una a carico del beneficiario pari ad almeno il 40% del valore trasferito qualora tali contributi vengano versati o trasferiti in un fondo non riconosciuto come qualificato dall’HMRC.

Inoltre, il non rispetto di tale disposizione provoca la perdita dello status di fondo qualificato.

Tali regole valgono sia per il primo trasferimento che per tutti quelli successivi.

Il fondo in cui i contributi vengono trasferiti, inoltre, deve mantenere lo status di fondo qualificato nei cinque anni successivi a tale trasferimento, altrimenti si applicheranno le sanzioni suddette.

Questo comporta l’attuale impossibilità di ricongiungere i contributi versati nel Regno Unito con quelli che il lavoratore ha versato in Italia una volta rientrato in patria.

Una strada percorribile, ed a nostro avviso consigliata, sarebbe quella di trasferire tali fondi UK in un fondo europeo riconosciuto dall’HMRC come qualificato in modo da metterli al sicuro da eventuali effetti post Brexit attendendo il compimento del 55esimo anno del beneficiario, momento in cui sarà possibile entrare in possesso di tali contributi in un’unica soluzione.

Altra strada, meno consigliata, potrebbe essere attendere variazioni normative eventuali e future che possano riabilitare i fondi pensione Italiani e permettere nuovamente il trasferimento di tali contributi.

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2 Comments

  1. Carlo Vallebona says:

    Che succede se uno li lascia lì, con minimo 10 anni di contributi ed il raggiungimento dell’età pensionabile dovrebbe ricevere la minima anche se non risiede più li ? Grazie

  2. Guido Ascheri says:

    Scrivi una mail a marina.dangerio@ascheri.co.uk che ti ricontatta

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