Italia – Inghilterra: contributi pensionistici addio

L’attuale legislazione UK prevede la possibilità di trasferire tax free i contributi previdenziali versati in fondi pensione di altri paesi europei a patto che tali enti pensionistici risultino all’interno di un elenco di provider pensionistici qualificati e riconosciuti dall’HMRC.

Qualunque richiesta di trasferimento in fondi pensione non riconosciuti comporterà l’assoggettamento a tassazione pari ad almeno il 40% del valore del trasferimento.

Il modulo con cui richiedere all’HMRC il trasferimento dei propri contributi previdenziali si chiama APSS263 e prevede che il contribuente dia il proprio consenso preventivo all’HMRC a tassare il suo trasferimento nel caso in cui il fondo pensionistico di destinazione non sia tra quelli individuati come qualificati.

A partire dal Aprile 2017 l’HMRC, introducendo nuove regole per il riconoscimento di tali enti pensionistici qualificati, ha di fatto rimosso da questa lista tutti gli enti previdenziali italiani e francesi.

Sono apparsi molti articoli su Internet che vedono in questa manovra la preoccupazione dell’HMRC per i numerosi versamenti pensionistici trasferiti oltre Manica o in paradisi fiscali.

Questo, pero, sembra poco realistico dato che continuano a rimanere numerosi paesi europei nelle liste degli enti qualificati e che, per quanto riguarda i paradisi fiscali, possiamo dire che nella lista ufficiale dei fondi pensione riconosciuti dall’HMRC ce ne sono ben 143 nel Guernsey, 23 nelle Isole di Man ed 84 nel Jersey.

Le vere motivazioni vanno cercate altrove e sono probabilmente più di natura politica (Brexit) che fiscale.

Il problema è stato trasferito ai nostri connazionali che avranno difficoltà nel ricongiungere i contributi versati nel Regno Unito con quelli italiani una volta conclusa la loro esperienza lavorativa UK.

Nel Regno Unito, la pensione minima statale viene pagata a fronte di un minimo di 10 anni di contributi; il che significa che se si è contribuito per un numero inferiore di anni, tali pagamenti andranno persi a meno che non si decida di integrarli attraverso versamenti volontari per gli anni mancanti.

Per molti italiani che hanno vissuto e lavorato nel Regno Unito per meno di 10 anni significherebbe non vedersi riconosciuto nulla e non potendo più ricongiungere i contributi UK con quelli italiani perderebbero di fatto le contribuzioni relative agli anni lavorati all’estero.

Tuttavia esiste sempre la possibilità, anche se un po’ più laboriosa, di riuscire ugualmente a recuperare tali contributi e ricongiungerli ai fondi pensione nostrani senza doverci pagare il 40% di tasse.

L’operazione consisterebbe nel trasferire i contributi versati in UK in uno dei 29 istituti pensionistici maltesi qualificati e riconosciuti dall’HMRC e verso i quali il trasferimento è tax free; poi, sulla base delle convenzioni stipulate tra Malta e l’Italia, trasferirli (senza imposizione fiscale) in un istituto previdenziale Italiano.

Marina d’Angerio
Dottore Commerialista
ICAEW Chartered Accountant

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Note

  • Samuele Marcora

    ottimo articolo, grazie. Ma secondo voi conviene (per uno come me che ha lavorato per piu’ di 10 anni in UK) fare il “giro maltese” per ricongiungere fondi versati in UK con quelli INPS, oppure prendere due pensioni (entrambe ridotte, una da UK e una da Italia) in futuro? Grazie ancora

    • Samuele Marcora

      ho dimenticato di dirvi che sto pensando di rientrare in Italia, e ci sono buone possibilita’ che la cosa si realizzi fra un anno.